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Un pomeriggio di Rumoroso Silenzio

In un pomeriggio estivo, in una data fondamentale per la storia della nostra vecchia Europa, il 14 luglio, mi sono ritrovata a protestare insieme a 200 persone contro il DDL Alfano.

Il Decreto, prevede, fra le altre cose, il diritto di chiedere la rettifica di un’informazione data su qualunque sito on-line. Se la rettifica non viene fatta entro 48 ore, il proprietario del sito (o del blog, o della pagina su facebook, o twitter) potrà ricevere una sanzione fino a 13 mila euro.

Ma perché pubblicare oggi la cronaca di quella giornata? Perché oggi, come due mesi fa, la libertà di espressione è in pericolo.

A distanza di poco più di due mesi, arriva infatti un nuovo tentativo di imbavagliare la rete, questa volta firmato Gaetano Pecorella ed Enrico Costa.

Il nuovo DDL prevede di applicare alla rete la legge di stampa del 1948, scritta dall’Assemblea Costituente.
L’onorevole Enrico Costa così lo riassume:

“I gestori di tutti i siti internet dovranno, infatti, pubblicare le informazioni obbligatorie di cui all’art. 2 della Legge sulla stampa, procedere alla nomina di un direttore responsabile (giornalista) in conformità a quanto previsto all’art. 3, provvedere alla registrazione della propria “testata” nel registro sulla stampa presso il tribunale del luogo ove “è edito” il sito internet così come previsto all’art. 5, aver cura di comunicare tempestivamente (entro 15 giorni) ogni mutamento delle informazioni obbligatorie pubblicate e/o richieste in sede di registrazione (art. 6), incorrere nella “sanzione” della decadenza della registrazione qualora non si pubblichi il sito entro sei mesi dalla registrazione medesima o non lo si aggiorni per un anno (art. 7), soggiacere alle norme in tema di obbligo di rettifica così come disposto dall’art. 8 che il DDL Pecorella intende modificare negli stessi termini già previsti nel DDL Alfano e, soprattutto, farsi carico dello speciale regime di responsabilità aggravata per la diffusione di contenuti illeciti che, allo stato, riguarda solo chi fa informazione professionale.”

La questione però è che in Italia, i siti giornalistici sono già organizzati con un responsabile giornalista e operano secondo la legge del 1948 , dunque, così formulato questo decreto legge, non farà altro che attaccare e colpire i singoli cittadini che decidono di avere un blog, per raccontare la realtà senza dover essere iscritti a un albo.
Siamo dunque testimoni di un altro attacco istituzionale, ben mirato e con lo scopo di mettere a tacere i punti di vista diversi, per cancellare la possibilità di esprimere il dissenso, per imporre ancora una volta poche voci dominanti.